Gerusalemme e la città vecchia

I falafel – ©SarahScaparone

di Sarah Scaparone

Non si può dire di aver visitato Israele senza essersi fermati almeno una volta a Gerusalemme. Culla delle religioni di tutto il mondo, ha un fascino indiscusso che colpisce indifferentemente atei e fedeli. Il motivo è semplice: dentro le mura della Città Vecchia si respira una spiritualità senza confini che dall’Oriente passa all’Occidente portando con se un inestimabile bagaglio di cultura, riti e tradizioni, anche alimentari.

Circondata da mura, su cui è possibile camminare per godere di un’insolita visuale, la Città Vecchia è divisa in quattro quartieri: cristiano, musulmano, ebraico, armeno. Ed è come avere il mondo a portata di mano. Gli ingressi sono possibili attraverso sette porte (originariamente otto) che si trovano lungo l’intero perimetro delle mura.

All’interno della Città troverete ovunque banchetti che vendono spremute istantanee fatte con melograno, agrumi, frutta di stagione; la bevanda top è a base di succo di limone e foglie di menta: rigenerante e rinfrescante si trova, quasi a essere unico punto di “unione gastronomica”, in tutta la Città. Ogni quartiere ha infatti i suoi piatti tipici, con proposte che variano a seconda della cultura e della tradizione religiosa a cui appartengono. Entrando dalla Porta di Giaffa si può accedere con facilità sia al quartiere cristiano che a quello armeno. Nel quartiere ebraico il cibo non è sicuramente una delle principali ragioni di visita, ma del resto la città oltre le mura offre una varietà di cucina Kasher incredibile (ndr. La cucina Kasher è quella che rispetta le regole dettate dalla kashrut ebraica che stabiliscono l’idoneità di certi alimenti e il modo di cucinarli).

L’ingresso dalla Porta di Damasco – ©SarahScaparone

È invece il quartiere musulmano quello più movimentato, anche da un punto di vista alimentare. Entrare dalla Porta di Damasco è un’esperienza, anche di vita. Si vende tutto e ovunque. Frutta, verdura, pane, dolci, spezie, caffè, carne: non c’è che l’imbarazzo della scelta. Il suk conduce verso le stazioni della via Dolorosa e poco lontano dal Santo Sepolcro. Qui le tappe gastronomiche sono tre: provare hummus (mousse di ceci) e falafel (polpette di legumi) accompagnati dalla pita, il tipico pane locale; sono di buona qualità un po’ ovunque, come quelli proposti da Abu Shukri che si trova proprio vicino alla quinta stazione. Da qui, gli altri due luoghi del gusto che vale la pena visitare non sono poi così lontani. Il primo è per assaggiare il Mutabaq di Hani Zalatimo. La sua famiglia lo produce da 200 anni con la stessa ricetta che proviene dall’Egitto. Si tratta di un dolce preparato con farina, acqua e sale che dà origine a un impasto morbido e molto elastico. Al suo interno si farcisce con formaggio di capra e, dopo la cottura in forno, si cosparge con un succo di acqua e limone e con dello zucchero a velo. Il locale è difficile da trovare, ma non scoraggiatevi perché ne vale davvero la pena. Si trova nei pressi della Chiesa del Santo Sepolcro, è nascosto, praticamente privo di insegne e arredamento, salvo una manciata di tavoli per la clientela.

Zalatimo prepara il Mutabaq – ©SarahScaparone

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